Il Riformismo ”delle” e “dalle” Donne, di Patrizia Gabrielli

Ecco, anche solo sfogliando questo volume, ho ricevuto l’immagine di un operoso cantiere e ho desiderato entrare dentro questa complicata articolata impalcatura e osservare l’operoso cantiere che le ha dato vita. Intanto merita dire che, se medesimi sono intenti e obiettivi tra la nuova e le trascorse edizioni, siamo di fronte a un libro per molti versi inedito, che offre materiali aggiornati e più numerosi.

Quando Livia Turco mi ha parlato di questa terza edizione de Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia, curato dalla Fondazione Nilde Iotti, di cui è Presidente, (uscito, come è stato detto, nella prima edizione nel 2013 e seguita da una seconda edizione nel 2019) e mi ha gentilmente invitata a presentare il volume, ho accolto subito la sua proposta, e l’ho fatto con molto piacere, non solo per la stima e il sentimento di amicizia che mi legano a Livia, ma perché ho ritenuto significativa la scelta compiuta dalla Fondazione.

Sono una docente universitaria, quindi, anche e soprattutto un’insegnante, e quando leggo un libro non riesco a trascurare la potenziale efficacia che potrebbe riscontrare nella didattica, ovvero le sue ricadute tra le giovani generazioni. E la pubblicazione di uno stralcio della lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (a p. 651), in chiusura, fa capire chi sono le principali destinatarie di questo libro: le ragazze, le giovani donne di oggi e i giovani. In tal senso, trovo quanto mai proficua la scelta di produrre un video da indirizzare alle scuole e, certamente, una forma di comunicazione più apprezzata dalle nuove generazioni.

Ho fatto più volte ricorso alla consultazione delle passate edizioni, l’ho fatto io in prima persona o suggerito di leggerlo alle studentesse e agli studenti che seguono i miei corsi universitari. Per chi si occupa di storia politica delle donne, ma anche di storia dell’Italia Repubblicana tout court, questo volume si è rivelato essere uno strumento prezioso, da leggere e o anche semplicemente da consultare.

Penso che il riferimento a questa esperienza personale, per quanto limitata e circoscritta, sia utile per mettere a fuoco subito il valore di questa pubblicazione: uno strumento per lo studio e la ricerca frutto di un paziente e rigoroso lavoro condotto con partecipazione da autrici diverse, molte autrici, impossibile per ragioni di tempo citarle tutte ma a tutte va la mia riconoscenza. Studiose, donne impegnate nelle istituzioni - spesso testimoni e al contempo protagoniste delle vicende raccontate in queste pagine - hanno lavorato in squadra, messo insieme competenze disciplinari, diverse esperienze e inclinazioni come si evince dai numerosi contributi pubblicati.

Leggendo queste pagine mi è tornata in mente una poesia, di un poeta che ho molto amato (ricorro al passato prossimo, perché purtroppo leggo meno poesie…) Valerio Magrelli.

Bisognerebbe fare alla fine di ogni libro
una piantina. Non un indice, piuttosto una planimetria delle sue parti.
[…]
Svelare così l’ossatura del cantiere,
le sue membra nascoste dai parametri della pagina.

Ecco, anche solo sfogliando questo volume, ho ricevuto l’immagine di un operoso cantiere e ho desiderato entrare dentro questa complicata articolata impalcatura e osservare l’operoso cantiere che le ha dato vita.
Intanto merita dire che, se medesimi sono intenti e obiettivi tra la nuova e le trascorse edizioni, siamo di fronte a un libro per molti versi inedito, che offre materiali aggiornati e più numerosi.

Il volume attraversa un arco temporale ampio che va dalla I Legislatura, 1948-1953, alla recente XVIII, 2018-2022, si muove lungo diverse stagioni della storia della Repubblica italiana, diverse stagioni pure se guardiamo alla dimensione transnazionale geopolitica, ai movimenti delle donne nelle loro diverse estensioni.
Possiamo individuare in queste pagine almeno tre diverse tipologie di contributi, oltre alla Introduzione di Livia Turco.

I saggi che inquadrano da differenti prospettive temi e questioni diverse affrontate dalle elette dal 1946 al 2022che spaziano tra l’Italia e l’Europa: Occupazione, Maternità, Infanzia, Welfare, Cultura, Immigrazione, Rappresentanza.
Una cronologia sulle leggi approvate dal 1950 (26 agosto, Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri nota come Noce Federici) al 2022 (5 maggio 2022 Disposizioni in materia di statiche in tema di violenza di genere). Questa cronologia è uno strumento quanto mai utile che consente un rapido exursus sul cammino tortuoso verso la parità di genere.

La terza tipologia di contributi, infine ma non ultima, è data dalle schede sui singoli provvedimenti, che vedono autrici diverse, parlamentari di diverse appartenenze, anche generazionali, docenti universitarie, che illustrano la materia, i contenuti e le finalità di ogni singola legge. Coerentemente con l’impostazione dei saggi anche le schede superano i confini nazionali per prestare attenzione all’Europa.
Cosa apprendiamo da questa lettura: molte cose certamente.
Ma io non mi soffermerò sulle diverse sezioni, sulle singole leggi, mi preme soprattutto esprimermi nel merito di questa operazione, sul “senso” diremmo di progettare questo libro: un senso che va oltre i suoi indiscutibilmente validi contenuti.

Proverò a condividere con voi qualche riflessione sparsa sulla missione di queste pagine, una missione che investe la dimensione civile e la dimensione della ricerca.
Parto dalla ricerca, dalle sollecitazioni alla ricerca che giungono da questo libro.
Devo in prima battuta dire che la storia delle donne nelle istituzioni non gode della stessa ricchezza, della pluralità di studi che investe la storia dei movimenti.
Per provare a comprendere tale inclinazione conviene rifarsi agli sviluppi della storia politica delle donne in Italia. Lo farò a grandi e generalissime linee, sperando di non cadere troppo negli schematismi e confidando nella vostra indulgenza, ma anche solo qualche ragguaglio nel merito può essere utile per comprendere l’importanza di uno studio come questo che presentiamo oggi sul riformismo realizzato dalle donne: riformismo delle e dalle donne, sul loro quotidiano intervento presso le istituzioni parlamentari. E’ importante perché le pagine sulle quali ci stiamo confrontando sono parte essenziale della storia politica o meglio di quella tessitura di interventi progetti relazioni politiche e umane realizzata dalle donne in ambito politico.

In Italia questi studi vantano origini di tutto rispetto. Se restiamo entro i confini della storiografia, dunque ci rivolgiamo alle storiche di professione, possiamo senz’altro dire che sono stati inagurati da Franca Pieroni Bortolotti nel 1963 con Alle origini del movimento femminile in Italia, non era una storica invece ma una attenta e sensibile studiosa Paola Gaiotti De Biase che quello stesso anno pubblicava Le origini del movimento cattolico femminile.
Se allarghiamo il perimetro a ricercatrici non universitarie, possiamo già contare tra i titoli alcuni dei volumi e pubblicazioni usciti in occasione nel Centenario dell’Unità d’Italia, ma si trattava di lavori in gran parte di carattere pubblicistico, segnati dalle appartenenze, ma il loro valore risiede nell’intento, quello di valorizzare la trascorsa esperienza femminile piuttosto che nei contenuti.

Manca a quella data continuità e progettualità nella ricerca che si concretizzerà nel successivo decennio.
Senza entrare nel merito dei tanti bilanci pure svolti a proposito di questa stagione, possiamo però rilevare una distanza dalle istituzioni riconducibile alla convinzione di una insanabile distanza tra donne e istituzioni. Una posizione che può essere interpretata alla luce di fattori diversi.

Ne cito due.
1. Il primo investe un territorio più propriamente politico e chiama in causa lo squilibrio della rappresentanza di genere.
La debole percentuale di donne nelle istituzioni della Repubblica e nei gruppi dirigenti dei partiti politici, la loro debole visibilità non stimolava l’interesse delle e degli studiosi.

2. Il secondo fattore riguarda il portato politico dei movimenti femministi degli anni Settanta: queto l’ humus da cui germoglia la storia delle donne.

Riguardo a quest’ultimo punto merita osservare che la domanda di memoria diffusa nelle diverse espressioni del movimento - con le sue implicazioni di legittimazione nella dimensione pubblica - produce una sorta di filiazione tra politica e ricerca e, per conseguenza, una visibile contiguità tra temi, domande, soggetti espressi dai due ambiti. La contestazione delle istituzioni politiche, luogo di esclusione per eccellenza del genere femminile, la conseguente rivendicazione della specificità e del rifiuto della omologazione al sistema patriarcale, di cui quello istituzionale è l’estrinsecazione, ha profonde ricadute sulla ricerca storica. Non intendo generare equivoci, queste mie osservazioni non inficiano il valore delle prime ricerche, ne intendono offuscare il clima di grande fermento con la messa in discussione di una storiografia incentrata sull’universalità del soggetto maschile e, quindi, tutt’altro che neutra-

L’impostazione iniziale di estraneità verso le istituzioni, influenzata anche dagli sviluppi della storia sociale, vede segnali di cambiamento negli anni Novanta, quando, le politiche femministe portano alla ribalta altri indirizzi, temi, priorità, approcci politici, e cambiano in parte i luoghi dell’elaborazione mentre vanno consolidandosi reti di relazioni tanto ramificate da abbracciare l’intero globo.
Al contempo lo squilibrio di genere nei processi decisionali inaugura un dibattito di dimensioni nazionali, europee e transnazionali.

Quel dibattito di orami quarant’anni fa non si limitava alla denuncia delle discriminazioni quanto di una complessiva riflessione sulle ricadute del mancato “trasferimento” delle competenze femminili sedimentate nei vari settori di attività alla pubblica alla politica, sullo sviluppo della democrazia, sul rapporto tra istituzioni e società civile, sulla definizione di politiche di inclusione, sulla governance.
A tale proposito merita segnalare l’appendice pubblicata nelle ultime pagine di questo volume Le donne nel Parlamento e nel Governo, percentuali, specchietti con date nomi, incarichi, che ci aiutano in una ricognizione puntuale.

Gli anni Novanta sono anni di cambiamenti radicali - sui quali non mi soffermo per ovvie ragioni - i nuovi scenari premono sui confini politici e teorici del femminismo, investito da altre domande e urgenze. In questa cornice la ricerca storica vaglia criticamente come “la politica costruisce il genere e il genere costruisce la politica”. La storiografia, sollecitata anche dalle celebrazioni del Cinquantesimo Anniversario del riconoscimento del suffragio femminile che cade in una fase di fermento storiografico caratterizzato da un vivace interesse per l’Italia Repubblicana.
Come ha osservato Maria Salvati a proposito dell’opera di Anna Rossi Doria, inizia a consolidarsi la tesi secondo la quale il «ponte su cui avviene il transito delle donne dal silenzio alla politica” è dato dal “passaggio dentro le istituzioni” e “non solo come soggetti di diritto al pari degli uomini, ma anche come soggetti costruttori e promotori di nuove forme del diritto».

In questi ultimi trent’anni abbiamo assistito allo sviluppo di un interessante bibliografia, sebbene ci sia ancora molto lavoro da compiere per comprendere le dinamiche che hanno governato l’accesso delle donne alle istituzioni, la loro specifica azione politica, l’intersezione tra identità di genere e appartenenza politica, o meglio i nessi tra una consapevole appartenenza di genere (che, nel mio lessico politico anche e soprattutto solidarietà di genere) e gli interventi in politica.
A me paiono temi di grande rilevanza e urgenza sui quali il presente sollecita a riflettere.
Insomma è importante a mio avviso, anche e soprattutto in questo frangente storico, interrogarci non solo su come le parlamentari si sono rapportate alle istituzioni, ma cosa hanno prodotto, se hanno caratterizzato il loro intervento, quali temi hanno privilegiato, insomma sono state capaci di produrre una propria idea di cittadinanza democratica attraverso la pratica legislativa.

Il campo è vasto e in molta parte da dissodare, per tali ragioni ritengo che il volume rappresenti concretamente un’occasione per riflettere sulla storia politica delle donne e possa sollecitare, oltre che agevolare, nuove ricerche.

Ancora due parole sul valore civile di queste pagine, che bene esplicita Livia Turco nell’introduzione, e ne sono testimonianza gli interventi delle tante autrici, la concreta opera condotta per favorire processi di riforma, di cui queste pagine danno conto. Emerge la passione civile e politica, insieme alla fatica. Perché di fatica si è trattato in molti casi.
Basti pensare alla Legge 20 febbraio 1958 n.75 Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta allo sfruttamento della prostituzione altrui, un iter di 10 anni; la Legge 15 febbraio 1996 Norme contro la violenza sessuale, vent’anni di discussioni (solo per citare alcuni dei casi più eclatanti) ma ogni scheda ci svela i diversi passaggi, il percorso.

Soprattutto queste pagine confermano quanto i provvedimenti non abbiano riguardato esclusivamente le donne ma lo sviluppo del Paese, la sua modernizzazione nel quadro della democrazia e, di un sistema democratico che vede la centralità del Parlamento e in questo quadro scrive Livia :
“le donne sono state protagoniste partecipando o promuovendo movimenti collettivi, impegnandosi nei partiti, svolgendo il ruolo di autorevoli parlamentari” (p. 23).

Se prestiamo attenzione alle riforme promosse possiamo confermare quanto le donne abbiano esteso il campo semantico della cittadinanza, lo hanno fatto con i loro movimenti, le azioni di denuncia e di protesta, lo hanno fatto nelle istituzioni. E richiamare a questi concetti che sono poi dei valori è importante ancor più oggi di fronte alla disaffezione per la politica, che si manifesta con l’astensione dalle urne, nella perdita di fiducia verso la democrazia; si manifesta nell’acuirsi dello scontro, nelle guerre. Livia Turco richiama a questi preoccupanti processi e, citando il discorso del Presidente Sergio Mattarella a Rimini, mette in relazione sfiducia per la democrazia e “perdita del valore dell’umanità delle persone” (p.25) e propone l’amicizia quale possibile antidoto: all’amicizia vincolo base per la comunità, per la democrazia.

Grazie allora alla Fondazione Nilde Iotti, alla sua Presidente Livia Turco e alla sua vice Presidente Francesca Russo, grazie tutte coloro che hanno concorso alla realizzazione di questo corposo (sotto diversi aspetti) volume.

Patrizia Gabrielli