25 novembre 1969. L'intervento di Nilde Iotti alla Camera sul disegno di legge per introdurre il divorzio in Italia

Traiamo dalla nuova concezione della famiglia e dalla nuova realtà morale della vita familiare la necessità che la legislazione italiana consenta la possibilità di scioglimento del matrimonio. La nostra posizione è estremamente chiara e precisa: noi non ci nascondiamo dietro una casistica. Noi sosteniamo il divorzio perché riteniamo che questo istituto trovi rispondenza nella mutata coscienza morale dei cittadini italiani e nella mutata natura della famiglia.


Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di affrontare il tema più specifico che è alla nostra attenzione, mi consentirete di dedicare qualche parola a una questione che è stata sollevata ripetutamente in quest'aula, soprattutto dai colleghi della democrazia cristiana, e che noi non vogliamo lasciare senza risposta. Più di una volta è stato affermato, riferendosi agli articoli della Costituzione, che la Costituzione italiana sarebbe ispirata ai princìpi del diritto naturale e che perciò la filosofia del giusnaturalismo sarebbe alla sua base.

Ora, onorevoli colleghi, noi contestiamo in linea di principio - anzi rifiutiamo - questa interpretazione della Costituzione. La Costituzione non ha e non può avere né un'ideologia né una filosofia di parte. Ma la contestiamo anche in linea di fatto, e mi si consenta qui di ricordare quanto avvenne all'Assemblea Costituente alla quale ho partecipato. Su questa questione della filosofia che avrebbe dovuto ispirare la Costituzione vi furono allora discussioni molto impegnate ed elevate fra gli uomini che diedero il maggior contributo, nell'Assemblea Costituente, alla stesura della nostra Costituzione.

E ricordo assai bene la proposta di far precedere la Costituzione da un preambolo e la presentazione di un ordine del giorno. In una delle ultime sedute dell'Assemblea Costituente fu presentata la proposta, da parte dell'onorevole La Pira, di far precedere la Costituzione da un preambolo e fu presentato un ordine del giorno dell'onorevole Dossetti, volto a puntualizzare i princìpi filosofici cui si informava la Costituzione. Quel preambolo non venne mai votato dall'Assemblea Costituente, né l'ordine del giorno Dossetti venne mai preso in considerazione.

Prevalse - e non poteva essere altrimenti - la tesi che fu giustamente sostenuta dal socialista Mancini, secondo la quale era necessario sganciare la Costituzione da ogni presupposto teorico, perché questo non sarebbe stato di tutta la nazione ma solo di una parte di essa. La Costituzione fu e resta - e credo che nessuno di noi, onorevoli colleghi della democrazia cristiana, debba mai dimenticarlo - «un incontro sul terreno della politica, cioè della definizione dei diritti di forze che partivano da una comune esperienza politica, ma non da una comune esperienza ideologica». E questa la realtà della Costituzione che noi non possiamo dimenticare....

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