La Costituzione delle donne, Nilde Iotti, il liceo Fermi, la Fidapa e Valeria Fedeli, di Franco Cimino

E così inizia l’incanto. La prof-maestra, cattura quando dice del bene grande che vi è dentro. É un valore speciale, che scorre in tutte le pagine della Carta: l’unità delle forze politiche. Tutte tra loro diverse e le due più importanti, la cattolica e la comunista, duramente oppositive. 


Metti la tua simpatia rinnovata per la Fidapa e la sua brava presidente, metti che ricevi l’invito per una loro nuova manifestazione culturale, metti che questa abbia per tema uno tra i più affascinanti, “ Le donne della Costituzione”, metti che il luogo che la ospita sia il tuo Liceo della nostalgia, nella tua Marina della giovinezza, metti che incontrerai gli studenti di alcune classi quarte, metti che a introdurre il tema siano tre donne, la presidente, una professoressa, un’avvocata e poi tre ragazze del Liceo con gli ottimi lavori prodotti dalle classi, metti ancora che oggi sia il cinque giugno, il terzo giorno cioè che segue il solenne due della Festa Nazionale, metti, infine, che a concludere la giornata sia una ex ministro, e della Pubblica Istruzione, donna impegnata attivamente, dalle sue prime battaglie sindacali, nelle problematiche sociali più delicate, e la giornata che ti vede seduto nelle ultime file tra i ragazzi e quella sala diventa un’aula, tu uno studente tra gli altri, e quella donna, sindacalista, politica, persona fine e colta, una docente sospesa tra il ruolo di maestra e quella di professoressa. E incanta. Inizia a parlare e inizia il canto.

Tra poesia e canti della resistenza, tra racconto e inno di Mameli. I ragazzi, stanchi delle intense tre ore passate, si ricompongono man mano che quella voce femminile, dal tono pacato e dal ritmo lento, si muova nello spazio con la stessa eleganza delle mani, che sembrano prendere le parole dall’alto per porgerle ai ragazzi. Ora bambini, cui si racconta una pagina tra le più belle della vita del Paese come una favola. Ora ragazzi, cui si dice di quale sacrificio, sangue e sudore, di quale coraggio e rinunce, di quali idealità e sogni, di quali intelligenze e profezie, di quali paure e speranze, é fatta la Costituzione più bella del mondo.

E così inizia l’incanto. La prof-maestra, cattura quando dice del bene grande che vi è dentro. É un valore speciale, che scorre in tutte le pagine della Carta: l’unità delle forze politiche. Tutte tra loro diverse e le due più importanti, la cattolica e la comunista, duramente oppositive. L’unità, il bene che nasce dalla necessità di perseguire il bene più alto, l’unità degli italiani nella loro vocazione antica, risorgimentale e resistenziale, di essere popolo. Libero e sovrano. Sovrano perché libero e viceversa. Unità e Popolo, stretti inscindibilmente dai diritti che, proprio, nella stesura di quegli articoli fondamentali e fondanti, sono stati riconosciuti.

Non sanciti, ma riconosciuti, come Libertà. Come Persona. La maestra-prof ne sottolinea solo uno, il più importante, quello da cui sono scaturiti nel successivo trentennio allungato, tutti gli altri. Questo diritto è la parità. Al suo interno, quella più rivoluzionaria paradossalmente, parità tra uomini e donne. Il diritto al voto, applicato già nella prima elezione post fascismo, il referendum sulla Repubblica, é stato l’atto che davvero ha iniziato a cambiare tutto. La vita, la società, il mondo. In quella Democrazia, che da lì prende corpo dopo che la Resistenza le ha dato vita. Ecco, la Resistenza! Se la nostra Costituzione è davvero bella e “ perfetta”, sembra dire la maestra, é perché ha ricevuto il respiro vitale di quel valore perenne. E attuale sempre. Se è delicata come un fiore e forte come il marmo, lo si deve a quegli uomini. Se è anche bella ed elegante, lo si deve al tocco delicato delle donne.

Ventuno sono quelle della Costituzione. Tra esse risplende forse la più bella, tra le tutte belle, Nilde Iotti, la prima Donna Presidente della Camera dei Deputati. Presidente talmente capace che sedette sullo scranno più alto di Montecitorio, due volte rinnovattole, fino a quando la malattia non la costrinse al ritiro dalle scene. Ma non dalla Politica, che praticó fino all’ultimo giorno di vita. La politica, la sua passione, le istituzioni le aule di apprendimento crescente, gli spazi in cui si muovono liberi gli uomini e le donne.

Le istituzioni, gli strumenti di garanzia per tutti. La Libertà, il suo amore infinito. L’Italia la madre terra aperta con i suoi mari al mondo, per la Pace e l’eguaglianza fra popoli e persone. L’Europa, la sua scommessa impegnata dal giuramento che ella fece ai padri che la generarono dal rifiuto della guerra e dall’Amore per la vita. Qui la lezione finisce, quando sembra debba magicamente iniziare. La prof- maestra si commuove. Lei è Donna grande. Non chiamatela ministro o senatrice, che con valenza di qualità é stata. Oggi chiamatela prof Valeria Fedeli. O solamente Valeria. Io commosso e grato, democristiano fermissimo, le bacio la mano, nel mentre ringrazio Rossella Barillari, la sua Fidapa e il mio Liceo Fermi, per averci regalato una giornata di Scuola bellissima!

Franco Cimino